Io guardo il mio compagno e gli sussurro: “Ok. Questa è la prima cosa strana. Ma stiamo calmi.”
E lì, lo capisco: stare calmi è esattamente la posa perfetta della vittima prevedibile.

Perché appena ti siedi parte il balletto: un altro addetto, molto gentile, ci spiega che il Wi-Fi “oggi è lento”, che il caffè “finisce spesso”, che la presa “non funziona su quel tavolo”, e ogni frase è detta con quel tono da: “se vuoi che funzioni, si può far funzionare.”

E infatti, quando il mio amico prova a collegare il telefono e non carica, compare dal nulla un tizio con una prolunga, come un mago triste.

“Problem? I help.”

E tu lo ringrazi, perché sei educato.
E lui ti guarda con quella faccia che non dice “prego”, dice: ora tocca a te.

Il corridoio dei “ti accompagno io”

Usciti dalla lounge, vogliamo solo una cosa semplice: andare al taxi ufficiale. Semplice. Lineare. Adulto.

Facciamo tre passi e succede il miracolo dell’aeroporto: appare un uomo con un sorriso troppo pronto.

“Taxi? I can help. I take you. Official.”

La parola “official” pronunciata da chiunque non indossi una divisa, per me è come sentire “tranquilla” detto da uno che ha appena parcheggiato in seconda fila.
Io faccio la cosa intelligente: “No grazie, andiamo noi.”

Lui ride come se avessi detto una barzelletta. E continua a camminare con noi, ma non come uno che ti segue: come uno che ti accompagna senza averne diritto.

Il mio compagno, che vuole evitare il conflitto, gli fa: “No davvero, grazie.”
E l’uomo, sempre sorridente: “No problem. I am just helping.”

E qui scatta la trappola: perché aiutare è gratis solo nei film. Nella realtà è un abbonamento.

Arriviamo all’uscita. Lui ci indica una fila di taxi e fa: “This is good. I talk.”

Io penso: no, non parlare.
Lui parla.

Il tassista annuisce. Poi ci guarda e dice una cifra che sembra il PIL di un piccolo stato. Io provo a contrattare con calma, perché ho letto: “In Marocco si contratta.”
E proprio perché lo faccio in modo calmo, educato, con le parole giuste, capiscono subito che ho letto le recensioni. Quindi sanno esattamente fino a dove possono tirare.

Alla fine, dopo un teatrino fatto di sorrisi e “my friend”, scendiamo a un prezzo che è comunque troppo alto ma abbastanza basso da farci credere di aver vinto.

E lì capisci il trucco: ti vendono la sensazione di essere furbo.

Il facchino che nasce dal pavimento

Arriviamo in hotel. Finalmente.
Appena metti piede sul marciapiede, nasce un facchino. Non arriva. Non cammina. Si materializza.

Prende la valigia del mio amico come se fosse un diritto naturale. La solleva e parte.
Il mio amico fa: “No no, grazie—”
E lui, già a tre metri: “No problem, sir!”

Lo segue, perché che fai, lo insegui urlando? E poi “tanto una mancia piccola e via”, dice lui. Perché anche lui ha letto le recensioni.