Verso le 21 il corridoio si trasforma in una discoteca clandestina.
Un tipo con marsupio e occhiali a specchio inizia a vendere birre calde dal borsone, due ragazzini giocano a calcio con una bottiglia di plastica, una signora in vestaglia esce urlando: “Qui non è un campeggio, è una nave!”.
Le rispondono in coro: “Zia, rilassati!”.
Io, nel frattempo, cerco di dormire.
Chiudo gli occhi e sento un rumore provenire dal bagno: gluglugluglu.
Non è lo scarico.
È qualcosa che gorgoglia, respira, vive.
Mi convinco che stia per emergere una creatura anfibia venuta dal mare.
Apro l’acqua calda: esce marrone.
Mi dico che è ruggine.
O almeno spero.
Alle due di notte, rassegnata, apro la porta della cabina.
Nel corridoio incontro un tizio scalzo che trascina una brandina.
Mi guarda, pallido, con gli occhi spalancati e mi sussurra:
“Qui non si dorme, fratello. Cambia ponte finché sei in tempo.”
Lo guardo allontanarsi, lasciando dietro di sé un’eco di passi e disperazione.
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