Da lì in poi inizia il vero viaggio da incubo.
Marco mi sceglie come riferimento, come spalla, come “amico” per sopravvivere in quella giungla scolastica.
— “Ehi, andiamo a pranzo insieme?”
— “Dai, dopo il collegio beviamo un caffè!”
— “Mi hanno detto che sei bravissimo coi ragazzi, dammi qualche consiglio.”

Io diviso a metà:
– da una parte volevo essere gentile con un collega che non mi aveva fatto nulla,
– dall’altra sapevo che a casa stavo recitando la parte del coinquilino non ufficiale della sua vita privata.

Il paradosso totale arriva quando, davanti a un cappuccino, lui mi dice con tono sincero:
— “Sai, Claudia mi ha parlato tanto di te. Dice che sei una persona splendida, di cui fidarsi ciecamente.”