Partimmo da Bologna con l’entusiasmo ingenuo di chi ancora crede alle favole. O meglio: io ci credevo, lui le raccontava.
“Amore, ho un convegno in Calabria, ma che ne dici di venire con me? Così, dopo le due giornate di lavoro, ci facciamo una settimana di mare solo noi due.”
Io, che non aspettavo altro che un pretesto per scappare dall’afa della città, dissi subito sì. Già mi immaginavo noi due mano nella mano, tramonti infuocati, aperitivi sulla spiaggia con il sottofondo delle onde.

Il viaggio iniziò come sempre: Frecciarossa in ritardo di mezz’ora, carrozza sbagliata, lui che si lamentava del Wi-Fi che non prendeva e io che cercavo di salvare il mio romanzo d’amore dallo spritz rovesciato dal vicino di posto.

Arrivati a Lamezia, un tassista ci accolse con la calma olimpica di chi non ha mai avuto fretta in vita sua: “Tranquilli, a dieci euro vi porto fino a Tropea… più il supplemento valigia, più il supplemento aria condizionata”. Totale: quasi quanto il volo.

All’hotel, che online sembrava un boutique resort e dal vivo era più simile a un centro congressi degli anni ’80 con moquette color beige umidità, lui si cambiò in fretta e scappò via:
“Tesoro, devo registrarmi subito al convegno. Ci vediamo stasera per cena.”
Io, ancora in fiducia, decisi di farmi una doccia e di andare a esplorare un po’.